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STORIA DEL RICAMO...                 (vedi anche "Origini del Ricamo" )

Il ricamo è un’arte antichissima, apparsa molto probabilmente in Oriente, poi arrivata in Occidente. La storia del ricamo può essere ricostruita per la maggior parte citando fonti storiche e iconografiche e, solo in piccola parte, studiando i reperti autentici. Si parla di ricamo nella Mitologia, nei poemi di Omero e di Virgilio e nella Bibbia. Non mancano, anche se ridotti in piccolissimi frammenti, testimonianze autentiche: in Egitto sono state rinvenute strisce decorative risalenti a secoli prima di Cristo, così anche in Attica dei pezzi di lino ricamati risalenti all’epoca classica; data la loro precisione ed accuratezza si desume che fossero frutto di una scuola regolare e formalmente codificata. Sono già presenti molte specie di punti, quali: filza, erba, punto croce semplice e orientale, gobelin. In Italia, e precisamente in Sicilia, questa arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che vi introducono laboratori di tessitura e di ricamo. Durante il regno dei Normanni la maestria dei ricamatori e tessitori è tale che i loro manufatti sono degni di Papi e Imperatori. Molto probabilmente la tecnica e i decori sono stati portati presso le altre maggiori corti della Penisola dalle stesse maestranze arabo-sicule, costrette a fuggire sulla fine del secolo XIII a seguito della rivoluzione dei Vespri. I motivi ornamentali sono, in quell’epoca, ancora limitati a pochi elementi fitomorfi (albero della vita, giglio) e zoomorfi (grifoni, pappagalli, aquile), resi in maniera schematica ed essenziale. Nel XIV secolo, anche l’Inghilterra vanta un’ottima scuola di ricamo, detta Opus anglicanum, caratterizzata dall’uso di sete policrome e dalla grande raffinatezza dei lavori. Nei lavori sono rappresentate per lo più simboli dell’Antico e del Nuovo Testamento e storie di Santi, con una chiara funzione didattica. Anche in Germania il ricamo ha origini antiche; qui troviamo l’Opus Teutonicum, caratterizzata dal ricamo bianco su bianco, con una grande varietà di punti per creare un effetto a rilievo. Questo tipo di lavoro forse fu inventato per sopperire alla mancanza delle preziose sete colorate e fronteggiare, con l’abilità manuale, alla fastosità del colore. Con questa tecnica si prepararono tovaglie d’altare, drappi quaresimali, veli da calice. Anche in Svizzera si produce un ricamo, che oltre che svolgere uno scopo ornamentale di arredo, come gli arazzi in genere, anche uno scopo protettivo contro il freddo: lo realizzano le donne nobili, le borghesi e le suore nei conventi, tanto che il punto adoperato (punto croce semplice e orientale) sarà anche detto “monastero”. In Italia, fin dal Trecento, sono documentati laboratori in tutta la penisola e in particolare a Firenze. L’arte è conosciuta come Opus florentinum. Molti reperti di “pittura ad ago” attestano una grande qualità e una certa ariosità spaziale tipicamente italiana. Soprattutto nel quattrocento e nel cinquecento, è documentata la collaborazione fra le “arti maggiori” e le “arti minori”, così accade che grandi maestri di pittura, come il Botticelli e Bartolomeo di Giovanni, preparino i cartoni per i ricamatori che poi li trasferiranno su piviali o paliotti. L’arte del ricamo era prerogativa maschile, suo era il nome della bottega, tuttavia ci sono prove documentali che comprovano anche la presenza femminile e non solo monacale. In particolare, era il passatempo preferito delle nobili dame ed è per queste che nel ‘500 sono pubblicati i primi libri di modelli di ricami. I bellissimi disegni proposti presentano sia disegni geometrici, ispirati ai giochi decoratici dei giardini all’italiana, ma anche ai ghirigori e arabeschi orientaleggianti, e alle eleganti volute fitomorfe, di vite con grappoli d’uva e viticci, di quercia con ghiande, di melograni. I punti usati sono il punto scritto, il punto piatto, il punto pittura, l’erba, il catenella, il riccio, utilizzando finissimi fili di seta policromi e metalli preziosi. In Francia una équipe di artisti rinomati, tra cui scultori, architetti, ebanisti, incisori, tessitori e ricamatori, vengono riuniti nella “Grande Fabrique” per creare gli arredi dei sontuosi interni ed il guardaroba personale del loro sovrano. La moda dei ricami coinvolge le “nobili et virtuose donne” europee, che continuano a trovare in quest’arte un modo materiale e spirituale di evadere dalla quotidianità familiare. A Venezia si diffondono ovunque gli Istituti di religiose che accolgono giovinette abbandonate per insegnare loro un mestiere, di ricamatrice o merlettaia. Nel Settecento si assiste ad un aumento di ricami. Viene usato prevalentemente per l’abbigliamento maschile, “camiciole” e “velade” si arricchiscono di bassorilievi auro-serici lungo le bottonerie e sui bottoni, attorno alle tasche, a sottolineare gli orli degli scolli, gli spacchi, risvolti, sui paramani delle maniche sagomate. Sono per lo più fiori, di tutte le tipologie, a mazzi, a tralci a ghirlande, intrecciati a nastri, nodi d’amore, nappe, conchiglie e piume. Quanto all’arredo si accrescono le occasioni per utilizzare superfici ricamate: si assiste per esempio alla creazione di una varietà di sedie sconosciute in precedenza, come i “canapès”, le “Bergeres” con poggiatesta, i poggiapiedi, i paraventi, ed infine i letti, con baldacchino, tendaggi, mantovane, buonegrazie. È il trionfo del piccolo punto, delle raffigurazioni allegoriche e mitologiche, delle grottesche arricchite di animali esotici.